Cosa piove dal cielo?

Di , scritto il 25 Marzo 2012

Cosa piove dal cielo? Detto altrimenti, Un Cuento Chino, come recita il titolo originale del film dell’argentino Sebastián Borensztein, ovvero un raccontino senza capo né coda, o se si  preferisce, una storiella cinese, o anche, una storia piccola piccola, proprio come la vicenda umana del protagonista e del suo improbabile inquilino.

Ricardo Darìn è l’eccellente interprete di Roberto, un ferramenta misantropo in quotidiana lotta contro un mondo di imbecilli. L’altro è Quian, un giovane cinese che ha lasciato il suo paese trascinando con sé un grande dolore a causa di ciò che, improvvisamente, cadde dal cielo stroncando la sua felicità. Due solitudini incrociano casualmente i propri destini e ci fanno ridere. Apparentemente sono così lontani da doversi incontrare per forza a cuasa di un fato tragicamente burlone. Roberto detesta gl’intrusi e tutto ciò che possa turbare il suo isolamento, fino alla paranoia. E’ metodico fino all’eccesso. Si concede un unico svago: la raccolta di articoli di cronache di fatti incredibili ai limiti del paradossale.

Quian è vittima di uno di questi. Il cinese è in Argentina per tentare di ricostruirsi una famiglia alla ricerca di un lontano zio, unico parente rimastogli. Non spiaccica una parola di spagnolo. Diventa facile preda di un rapinatore che lo scaraventa in strada. Quì lo raccoglie Roberto impietosito, salvo pentirsi per non riuscire poi a disfarsi subito dello straniero che arriva a ospitare in casa sua. Le loro baruffe portano alla risata. Siamo tutti così diversi, non sappiamo comunicare, eppure siamo uguali. Siamo soli, eppure vicini nel destino che ci accomuna. Ci si scontra, ma il sentimento e l’umana compassione, alla fine, prevalgono sull’egoismo becero.

Cosa piove dal cielo? è stato premiato all’unanimità dalla critica con il Marc’Aurelio d’Oro all’ultimo festival del cinema di Roma. Altrettanto il pubblico lo ha molto applaudito. E’ un film dal linguaggio essenziale, tessuto sulle piccole banalità di ogni giorno, senza le quali non avremmo la nostra vita che scorrerebbe via insipida, a nostra insaputa e senza sapore. Forse non ce ne rendiamo spesso conto, ma è sempre il caffè del mattino ad aprire la nostra giornata. Poi, magari, ci si trova a doversi confrontare anche con la storia più grande, come nel film è il ricordo mai sopito da parte del protagonista della guerra delle Malvinas. Ma la sera arriva sempre puntuale alla stessa ora.

Perché, allora, non mettere un pizzico di zucchero in più nella nostre vite e lasciarsi andare al sentimento? Può sempre piovere qualcosa dal cielo a cambiare il nostro orizzonte, nel bene o nel male.

Dario Arpaio



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