Sing: Manuale di base per semplici sognatori

Di , scritto il 22 Febbraio 2017

Uscito in Italia nel gennaio 2017, prodotto da Illumination Entertainment, per la regia di Garth Jennings; Sing è un film d’animazione che contiene al proprio interno generi e caratteristiche differenti: commedia, musical, romantico, noir.

Com’è stato possibile mescolare all’interno di un film come Sing suggestioni tanto variegate? Ciò è potuto avvenire grazie al metacinema; in questo caso specifico parliamo del talent show che il koala Buster Moon inventa per salvare il teatro di cui è innamorato fin da piccolo.
Questo teatro è, al tempo stesso, un luogo fisico e della memoria. È qui dentro che Buster ha costruito la propria dimensione lavorativa ed è sempre qui che si condensano i ricordi del giovane Buster, la prima serata di fronte alla magia del palcoscenico, i sacrifici del padre koala per permettere al figlio di condurre una vita libera.
Tutto questo è ora in pericolo, ed è così che Buster finisce col progettare un talent show. Cinema nel cinema, è questo che proviamo durante la visione di Sing, seduti sulle nostre comode poltrone, ci sentiamo testimoni e spettatori di un duplice spettacolo: la storia del film – piuttosto classica e lineare – e le performance degli aspiranti cantanti e musicisti.

Ognuno di questi personaggi racchiude dentro di sé una storia personale; impegno e abilità di ciascuno si renderanno necessarie per conciliare la preparazione dello spettacolo finale con le difficoltà del quotidiano.
Rosita – la maialina – è mamma di venticinque (!) figli e canta solo in segreto, sommersa com’è dalle mille faccende domestiche. Meena – l’elefante – è un’adolescente talmente timida da non riuscire neanche a esprimersi in pubblico. Johnny – il gorilla – è figlio di gangster da generazioni e non riesce a liberarsi dal peso paterno. Ash – la porcospina – offuscata dalla nebbia di un amore sbagliato, non ha mai inquadrato davvero le proprie potenzialità. Mike – il topino – possiede uno straordinario talento, ma anche una vanità tanto opprimente da negargli la possibilità di una relazione umana sincera. Questo hanno in comune i personaggi di Sing: possiedono un sogno che si è cristallizzato, vittima degli eventi o di una volontà assopita. Come in ogni grande/piccola storia di costruzione morale, ciascuno dovrà guardarsi dentro per ottenere un risultato.

Quello di Buster – il protagonista – non è altro che il sogno tramite il quale la trama si dipana, sullo sfondo dello storico teatro. Un luogo che potrà essere distrutto e ricostruito tante volte, ma che resterà vivo finché esisteranno menti tanto coraggiose da immaginarlo.

Impossibile non citare la spalla/assistente di Buster, un’anziana iguana che durante l’intero corso del film non fa altro che perdere l’occhio di vetro dando vita a una lunga serie di irresistibili equivoci.

Voci d’eccezione nella versione originale sono quelle di Matthew McConaughey per il protagonista Buster Moon e di Scarlett Johansson per la porcorspina Ash.

Sing è un film che lascia il segno, non per le musiche e la materia affrontata, come invece il titolo potrebbe suggerire, ma per la domanda tematica che sussurra agli spettatori fin dalle primissime sequenze.

Cosa serve per realizzare un sogno? Mentre scorrono i titoli di coda, rispondere ad un quesito universale non è mai stato così facile: la passione. Per realizzare un sogno serve prima di tutto la passione.



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