Russell Crowe è The Water Diviner

Di , scritto il 10 Gennaio 2015

1Russell Crowe, così come tanti altri attori hollywoodiani, arriva a cimentarsi al di qua della macchina da presa e lo fa con il suo primo film da regista –e protagonista- The Water Diviner. Pieno di buone intenzioni se ne è andato con la macchina da presa a Gallipoli, nella penisola turca che fu teatro di una delle più cruente battaglie della Prima Guerra Mondiale, al pari dei più noti sanguinosi scontri della Somme, di Verdun, per non dimenticare le battaglie dell’Isonzo. Crowe identifica nella ricorrenza del centenario della Prima Guerra una buona occasione per farsi regista e anche per rinverdire l’attenzione e l’omaggio ai caduti australiani e neozelandesi coinvolti nell’invasione di quella parte di Turchia. Là, secondo gli inglesi, si sarebbe risolto in poco tempo e senza grosso sforzo, il controllo dell’accesso al Bosforo per impedire i rifornimenti agli austro-ungarici e ai loro alleati. Fin dall’inizio delle operazioni però furono commessi ripetuti errori di valutazione, in primis la scarsa considerazione della tenuta dell’esercito turco che invece si rivelò terribilmente tenace. La battaglia sullo stretto dei Dardanelli si protrasse per mesi e terminò con una mesta ritirata delle truppe anglo-australiane dall’obbiettivo ritenuto non più strategico. Per ironia della sorte la guerra finì di lì a poco. Sul terreno rimasero migliaia di caduti morti inutilmente.

Così Russell Crowe torna con il suo film a quei giorni, profondamente radicati nella storia dell’Australia e della Nuova Zelanda. Solo con Peter Weir si era visto sullo schermo un omaggio a quei caduti con lo splendido Gli Anni Spezzati del 1981. Quasi si volesse generalmente stendere un velo pietoso su una delle peggiori sconfitte militari inglesi. Più facile raccontare ed esaltare le vittorie. Crowe invece veste i panni di un coriaceo allevatore australiano, pure rabdomante, sempre in cerca di sorgenti d’acqua in quel nord ovest del grande paese spesso colpito da siccità, e inizia la sua avventura di padre alla ricerca della verità sulla fine dei suoi tre figli arruolati nell’esercito di Sua Maestà e caduti a Gallipoli. La moglie, non resistendo allo strazio della perdita dei suoi tre ragazzi, si suicida. Crowe, come se niente fosse, si ritrova a Istanbul dopo un viaggio di tre mesi –secondo le didascalie-. All’arrivo, circuito da un simpatico scugnizzo, si ritrova nell’albergo gestito dalla bella Olga Kurylenko, una vedova turca ribelle alle costrizioni dei costumi musulmani e innamorata della sua libertà. Crowe combatte ostinatamente contro la burucrazia che gli vieta l’accesso ai campi di battaglia, ridotti a un immenso cimitero a cielo aperto. Lui sa di poter ‘sentire’ dove sono i resti dei suoi figli. Lui lo sa, quasi che le sue capacità di rabdomante lo potessero sostenere nella mesta ricerca. Non cede d’un passo e non indietreggia davanti a nulla. Scorrono in flash back le immagini della guerra. La storia si complica fino all’aiuto inaspettato di un ufficiale turco, proprio quello al comando nei terribili giorni della carneficina. Anche l’amore, perché no, fa opportunamente capolino nella vicenda e The Water Diviner evolve in un simil-polpettone, pure sufficientemente gradevole allo spettatore. Alcune sequenze risultano indubbiamente di un certo effetto, salvo forse per l’interpretazione di Crowe, a tratti un po’ monocorde, distante dall’emozionare genuina. The Water Diviner ci riporta le atmosfere dei feuilleton ottocenteschi e, tutto sommato, non delude lo spettatore. Le didascalie che chiudono il film ricordano le migliaia di caduti, e in questo omaggio va apprezzato il film.

Dario Arpaio



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