Il responsabile delle risorse umane corre per l’Oscar

Di , scritto il 05 Dicembre 2010

Quando il responsabile delle risorse umane di un panificio israeliano dovrà affrontare un’emergenza, scoprirà di nuovo il senso  della vita, troverà la via della compassione, e, alla fine, ri-conoscerà la propria umanità smarrita, sballottata tra un difficile rapporto di coppia e le incombenze quotidiane di un lavoro sempre meno coinvolgente.

Un’operaia romena del panificio perde la vita in un attentato. Una delle tante vittime innocenti, senza quasi un volto, solo una cifra di una guerra senza fine. Ma di quell’operaia nessuno, o quasi, sapeva nulla. Viveva da straniera in un paese difficile, svolgendo un lavoro umile. La stampa insorge contro l’azienda, accusandola di scarsa umanità nei confronti della loro dipendente abbandonata, dimenticata  all’obitorio. Così tocca al responsabile delle risorse umane evitare lo scandalo e assumersi il compito di riportare la salma nel paese d’origine per consegnarla ai congiunti. Un’operazione all’apparenza semplice: un volo con il feretro, una donazione in denaro ai familiari, una firma e via. Invece, appena giunto in Romania, tutto si tingerà di grottesco, si caricherà di amaro. Il dramma si travestirà da commedia e il protagonista sarà coinvolto in un on the road popolato da personaggi da circo.

Il responsabile delle risorse umane di Eran Riklis è stato applaudito al Festival del Film di Locarno di quest’anno dove ha ottenuto il Prix du Public. Sarà presentato da Israele come suo candidato alla designazione dei titoli in corsa per l’Oscar per miglior film straniero.

Riklis torna sullo schermo dopo il successo de Il giardino dei limoni, opera dove è stato capace di alto lirismo, più forte che in questo Responsabile delle Risorse, che sembra più disincantato, e, per certi versi, rassegnato. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Abraham Yehoshua, uno dei più prolifici e interessanti autori della cosiddetta Israeli New Wave, attento ai rapporti umani quando si esprimono nelle difficoltà culminanti nell’incomprensione del ‘non detto’.

Da citare l’ottima prova del protagonista, Mark Ivanir, già adocchiato da Spielberg e, perché no, probabile candidato anche lui per qualche nomination.

Dario Arpaio

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