Ecco Madre, ovvero dell’horror

Di , scritto il 24 Marzo 2013

Si potrebbe dire che, se mai venisse in mente a qualcuno di indagare su un fenomeno paranormale, questi dovrebbe, ovviamente, recarsi sui luoghi delle presunte avvenute apparizioni di notte… preferibilmente da solo… al massimo con l’aiuto di una torcia. Compiere la stessa indagine di giorno, alla luce del sole, magari in gruppo, no! Non scatenerebbe l’adrenalina necessaria, non farebbe ‘paura’, non spaventerebbe a morte… E se si decidesse di entrare in una casa, presumibilmente infestata da chissà chi o cosa?  Bene! Cioè, male! La prassi richiederebbe di andare necessariamente in cantina e al buio… Viceversa non si verrebbe terrorizzati da ciò che potrebbe rivelarsi laggiù. Insomma, vale la regola che chi le cerca, le trova e i cocci sono suoi…

In effetti gli ingredienti utili per confezionare una buona sceneggiatura di un film horror non sono tanti, ma se vengono ben amalgamati da un regista capace di assemblarli con una colonna sonora adeguata e una fotografia dai toni dark, il film horror classico è servito.

Et voilà, Andy Muschietti è un nuovo autore messicano che ha avuto la fortuna – e il merito – di farsi conoscere e apprezzare da Guillermo Del Toro. Che, da un corto del giovane, ha tratto e prodotto il film Madre, con la collaborazione di Neil Cross alla sceneggiatura a fianco dello stesso Andy e di sua sorella Barbara, pure presente tra i produttori. Del Toro, fin dal grande successo del Labirinto del Fauno ha dimostrato di adorare il soprannaturale dai toni oscuri, divenendone un magnifico interprete.

Con Madre si torna, felicemente, agli horror dove ciò che non si vede fa più paura di ciò che si vede. Dove il soprannaturale viene giocato in tutti i toni dark possibili, suscitando il brivido voluto, in una tensione emotiva sempre in crescendo, grazie a un ritmo serrato, privo di sbavature o eccessi.

Muschietti, sebbene sia alla sua prima regia, è capace di citazioni colte, per le quali gli saranno grati i fan del genere. Si è ispirato molto all’opera di Chet Zar, pittore californiano, famoso anche per i suoi make up e gli effetti speciali in film come The Ring, Darkman, Il pianeta delle scimmie. I suoi quadri sono forti, aggressivi, iperrealistici e ossessivi, che più non si potrebbe. A lui, dicevamo, Muschietti si è ispirato per la figura del fantasma disperatamente terribile, che è al centro della vicenda di Madre. Qualcuno ne ha felicemente assimilato l’immagine tenebrosa a quella di un Modigliani marcio. Lei è la madre, vittima di un destino terribile, in cerca di vendetta. Tornata dall’oltretomba, protegge e accudisce, per così dire, due sorelline, orfanelle perdutesi in una lugubre casetta in un bosco, neanche a dirlo, isolato. Il fantasma le cura per anni fino a che le due piccole non vengono ritrovate grazie alle continue ricerche protratte per anni dallo zio, che mai aveva perso la speranza della loro sopravvivenza dopo la tragedia che le aveva lasciate improvvisamente sole al mondo. Lo zio e la sua compagna rockettara accolgono teneramente le due bimbe, rese ormai selvagge per il lungo isolamento. Ma il fantasma non le cederà così facilmente e cercherà la sua personale vendetta sul mondo dei vivi.

Bravo Muschietti nell’uso ispirato della sua macchina da presa. Ogni piccolo spostamento o nuova angolazione, creano suspence e tengono inchiodati alla poltrona. Bravi gli attori, ben diretti e resi credibili nei rispettivi ruoli: Jessica Chastain (molto sexy in versione caschetto bruno), Nikolai Coster-Waldau (uno dei cattivi della serie televisiva Trono di spade), e, soprattutto le due piccole Megan Charpentier e Isabelle Nélisse. Madre è un film irrinunciabile per gli amanti del genere.

Dario Arpaio

 



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