Il Paradiso degli Orchi secondo Nicolas Bary

Di , scritto il 17 Novembre 2013

paradeChe fare quando si ha una madre vagabonda innamorata dell’amore tanto da sfornare ragazzini con ogni uomo capace di farla sognare? Da primogenito ci si ritrova ad assolvere di buon grado i gravosi compiti di genitore a un branco tanto simpaticamente sgangherato quanto irrimediabilmente selvaggio, dove regna l’anarchia più totale, ma, altrettanto, un vincolo fortissimo capace di tenere unita la banda creata dalla fantasia di Daniel Pennac con la sua fortunata serie di sei romanzi imperniati sulle (dis)avventure della famiglia Malaussène.

Ogni vicenda, sempre colorata di nero, ruota intorno alla figura di Benjamin, il quale per sbarcare il lunario e sfamare i tanti fratellastri e sorellastre, non trova di meglio che ricoprire il ruolo di ‘capro espiatorio’, ovvero colui che si assume l’onere di ricevere tutti gli insulti e gli improperi di clienti insoddisfatti per qualche accidente. Tanti ne riceve il povero Benjamin fin dal primo romanzo, Il Paradiso degli Orchi del 1985, edito in Italia qualche anno più tardi per i tipi di Feltrinelli. Pennac ha creato non solo dei personaggi unici, ma ha anche colorato un quartiere di Parigi, Belleville, popolandolo di individui strambi, rinnovando a ogni episodio fatti e misfatti che vedono i nostri trionfare sempre.

La storie della famiglia Malaussène e Pennac hanno tantissimi estimatori tra i quali Nicolas Bary, un giovane regista, nato più o meno negli anni dell’uscita del Paradiso degli Orchi, che casualmente incontra Pennac e dopo molte insistenze e reticenze lo convince che la sua sceneggiatura è talmente buona da essere in grado di dare corpo ai tanti personaggi di penna. Così Raphael Personnaz, attore assai noto in Francia, diventa Benjamin Malaussène nel film Il Paradiso degli Orchi e si ritrova ‘capro espiatorio’ nel grande magazzino dove diventa, suo malgrado, il principale indiziato nelle indagini intorno a una serie di ammazzamenti che celano una terribile storia di pedofilia. Se Pennac è bravo nel narrare con accattivante ironia storie amare, lo è ancora di più il regista Bary nel portarle sullo schermo con il ritmo originale e vivace al punto di soddisfare anche il palato più raffinato.

Il Paradiso degli Orchi è sorretto da un buon cast, in particolare per ciò che concerne i Malaussène, ma anche nei vari personaggi di contorno, a  partire da Bérénice Bejo nei panni della cosiddetta sexi-zia Julia. C’è da augurarsi di vedere presto sullo schermo anche la trasposizione del seguito, ovvero, La Fata Carabina

Dario Arpaio



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