La Caduta dell’Alfiere del neoregista Giuseppe Montesano

Di , scritto il 08 Luglio 2012

Il cinema è magia, prima di ogni altro aspetto, è questa l’essenza che cattura e nutre la nostra fantasia e ci fa emozionare, piangere, ridere. Il buio in sala è preludio allo schermo che prende vita, e tutto il resto rimane fuori e noi viviamo nello spazio di 90 minuti ciò che altrove non può essere. La cinefilia, l’amore, a volte compulsivo, per il cinema è ciò che, tuttavia, può assumere in ciascuno i toni più disparati.

Un giovane, Giuseppe Montesano, si è talmente esaltato nel suo amore per il cinema da volere trasformarsi da spettatore in regista, sceneggiatore e produttore al tempo stesso. Così quasi per gioco, o per scommessa, è nato La Caduta dell’Alfiere, lungometraggio ambientato a Torino e nella provincia canavesana dove vive Montesano. Lui ha saputo con grande determinazione trascinare amici e conoscenti nell’impresa. Seppure inesperto, non ha trascurato nessun dettaglio e ha superato barriere che avrebbero fermato più d’uno.

Pochissimi fondi, i suoi risparmi, insieme con la tenacia sua e dei suoi amici più fedeli gli hanno permesso di coronare un sogno. Ovviamente la sua mancanza di esperienza si nota ed è evidente. Il film ha tante pecche e difetti, ma è riuscito, è finito, ed ora, dopo essere stato presentato con successo in un’anteprima in una sala d’essai di Ivrea, parteciperà alle selezioni del Milano Film Festival.

La vicenda ruota intorno alla figura di un maestro di scacchi invincibile quanto presuntuoso e vanesio, che si circonda di lacchè pronti a spillargli ogni centesimo della sua gloria. Ma la sconfitta è dietro l’angolo e con essa la disperazione precipita il protagonista nell’agonia dell’alcolismo, del randagismo, allontanato da tutti e in preda a rimorsi, saprà ritrovare poi la forza per tornare a essere un vincitore. Il tema della rinascita, della seconda chance, così caro al cinema americano, è ben appreso dal giovane Montesano che in alcune sequenze centrali sa dimostrare anche un certo fiuto registico e c’è da sperare e augurarsi che dal sogno di un giovane possa nascere un regista vero.

E’ nel DNA del cinema, il gene del pionierismo, della fantasia che diviene realtà e allora c’è solo da apprezzare il coraggio di Giuseppe Montesano. Oltre tutto sulla scia del passaparola, si stà già preparando a girare un corto su di una vicenda dai contorni horror, tratta dalle tante storie e leggende che circolano nella provincia canavesana intorno alle figure delle masche (le streghe) e alle immancabili storie di fantasmi della credenza popolare. Una credenza però le  supera tutte, la volontà di riuscire non si ferma mai e ogni ostacolo si può abbattere. Bravo Giuseppe!

Dario Arpaio



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