Anarchia, La Notte del Giudizio

Di , scritto il 27 Luglio 2014

1Lo scorso anno il film La Notte del Giudizio – The Purge del regista e sceneggiatore James De Monaco ha incassato a sorpesa quasi 100 milioni di dollari a fronte di un costo irrisorio di soli tre. Argomento più che sufficiente per stimolare Hollywood, Jason Blum (quello di Paranormal Activity), con la Universal in testa, e dare vita a un sequel affidandolo al medesimo autore e regista. Ed ecco Anarchia: La Notte del Giudizio, ora sui nostri schermi. Entrambi i film prendono il via dal medesimo incipit secondo il quale i cosiddetti ‘padri fondatori’ dei nuovi Stati Uniti, per raggiungere lo scopo di eliminare del tutto la violenza dalle strade, autorizzano e indicono una notte all’anno di assoluta e indiscriminata violenza. Ogni crimine, ogni brutalità è permessa. I ricchi si barricano nelle loro abitazioni blindate, salvo trovare pretesti per dare sfogo ai più biechi e sanguinosi passatempi. I poveri, vittime annunciate, come sempre subiscono (anche se non proprio tutti) e sperano di cavarsela. Nel primo film il protagonista Ethan Hawke, nonostante i sistemi di sicurezza da lui stesso venduti, cerca di superare la fatidica notte nella propria abitazione super teconlogica assediata da una banda di riccastri fuori di testa. Il finale è noto, ‘anche i ricchi piangono’. Nulla può ostacolare il lato oscuro dell’essere umano, di più se è più che benestante e vive in una società costruita a sua misura. Anarchia, La Notte del Giudizio si svolge, al contrario, tutto lungo le strade di una cupa Los Angeles dove un gruppo di sprovveduti guidati, suo malgrado, da Frank Grillo le provano tutte per giungere vivi all’alba. Ottima la location. Le riprese della Città degli Angeli abbandonata nelle mani di pazzi assatanati sono ricche di fascino. Buono Frank Grillo, unico attore a offrire una discreta capacità intepretativa, circondato da altri non noti e assai poco credibili. I dialoghi sono scadenti e poco stimolanti, a volte patetici. Valgono solo da intermezzo tra una sparatoria e l’altra.2

Balbetta un po’ il tentativo ammirevole, ma ambizioso, di James De Monaco di rinverdire l’impatto sul pubblico di quei film anni ’70, soprattutto quelli firmati dal grandissimo John Carpenter, come 1997, Fuga da New York venuto dopo lo strepitoso Distretto 13 – Le Brigate della Morte. Gli antieroi di Carpenter, con in testa il mitico Jena Plisky impersonato da Kurt Russell, assai poco hanno a che spartire con il più dimesso Leo di Frank Grillo. De Monaco dimostra certamente molta buona volontà di cinefilo, ma il film è abbastanza scontato nella maggior parte delle sequenze. Unici aspetti degni di nota sono una certa qual satira politica nonche la critica, per nulla velata, verso l’uso e l’abuso indiscriminato delle armi da fuoco nelgi USA, oggi solo parzialmente messi sotto accusa dall’opinione pubblica e dalla stessa Casa Bianca. Anarchia è un prodotto mediocre, buono per trascorrere un paio d’ore andando magari a ricercare le possibili citazioni di quel cinema di genere, marcato anni ’70-’80, quello a denominazione di origine controllata.

Dario Arpaio


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