The Act of Killing esplora i confini dell’etica e del cinema

Di , scritto il 24 Maggio 2013

The_Act_of_Killing_movie_posterCi sono film che si son guadagnati, nel corso dei decenni, la fama di shock-movie e spesso, nel tentativo di imitarli, si finisce per seguirne le stesse scelte e metodi, tentando semplicemente di superarli dal punto di vista grafico ma rimanendo al palo per quanto riguarda il contenuto e i metodi.

The Act of Killing, al contrario, esplora i limiti della morale e alcuni interrogativi fondamentali partendo da ben altra angolatura e non ricorda nessun altro tipo di opera.
Voluto da Werner Herzog (e questo dovrebbe già far suonare qualche campanello d’allarme) che ha prodotto il tutto per la regia di Joshua Oppenheimer, The Act of Killing mette in scena genocidio e crimini di guerra tramite un espediente che farà discutere molto.

1965. Suharto prende il potere in Indonesia (lo manterrà fino al 1998) e procede a sterminare un milione circa di oppositori comunisti.
Per far questo ricorre a spietati squadroni della morte.
Anwar è un cassiere di cinema e ogni tanto si arrangia anche con atti illegali. Con l’arrivo di Suharto Anwar viene “promosso” a leader di uno di questi squadroni e nel tempo diventa responsabile di migliaia e migliaia di morti, molti dei quali per sua stessa mano.

Ma, permanendo il regime, Anwar non viene certo considerato un “criminale”, anzi, viene onorato come eroe della patria. Come riflette lui stesso in The Act of Killing: ”War crimes are declared by the winners. I’m the winner!” ovvero “Cosa sia un crimine di guerra viene deciso dal vincitore e io sono il vincitore.”

E così ora, decenni dopo i fatti, The Act of Killing esplora e narra quel genocidio. Ma non lo fa con il metodo “classico” di un documentario, bensì fornendo ad Anwar mezzi e occasioni per “ricreare” i suoi crimini, vestendoli di volta in volta con i vari generi hollywoodiani.
E mentre inscena il tutto Anwar ride, si commuove, si pente, riflette sul passato, scherza con una varietà di quadri e reazioni che lasciano sbalorditi e con la sensazione che si sia varcato un qualche confine morale.

Western, musical e altro ancora per ricreare un genocidio realmente accaduto, con protagonista uno dei suoi macellai più accaniti: facile immaginare che, nel caso di una sua distribuzione in Italia, The Act of Killing farà discutere a lungo.
Nel frattempo, vi lascio al trailer, avvisandovi che potrebbe essere una visione non adatta a tutti i palati.


1 commento su “The Act of Killing esplora i confini dell’etica e del cinema”
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