Il Portiere di Notte (1974): una doppia realtà sadomasochista

Di , scritto il 24 Gennaio 2022

Il Portiere di Notte, l’intramontabile capolavoro firmato dalla grande (e troppo dimenticata) Liliana Cavani del 1974, è ora disponibile su MUBI.

Il Portiere di Notte parla di una persona che non è

più riuscita a trovare un equilibrio dopo il

nazismo.

Liliana cavani

Vienna, 1957. Max, un ex ufficiale delle SS, lavora sotto falso nome all’Hotel zur Oper durante tutte le notti. Durante un qualsiasi turno di lavoro, casualmente egli incontra Lucia, una donna ebrea sopravvissuta al campo di concentramento e alle vessazioni del suo ex aguzzino, lo stesso Max. I due, entrambi consapevoli del loro passato, intrecceranno una malata ed ossessiva relazione sadomasochista che li condurrà ad un simile destino.

Prosegue il grande e storico lavoro di MUBI, la più grande cernita di film di autore, nel riconsegnare le grandi opere nelle mani del pubblico. Seguendo la sua linea di principio, dal 21 gennaio 2022 il sito streaming ha messo a disposizione Il Portiere di Notte, uno dei più grandi (e dei meno considerati) capolavori del cinema italiano firmato da Liliana Cavani, per soggetto (e coraggio del soggetto), sceneggiatura, messa in scena e montaggio.

Un’opera malata ed elegante, straniante ed entusiasmante, squallida ma allo stesso tempo aulica; il film mette in scena e rappresenta tabù, paure e vergogne della società europea del secondo dopoguerra. Una sporca storia d’amore, o meglio di ossessione, tra vittima e carnefice; e in questo caso vi sono gli esempi più giusti di vittima e di carnefice a sugellare ancora di più quale sia il vero obiettivo dell’opera: non esiste più equilibrio storico, privato, culturale e sociale.

La grande critica sociale e storica (mal capita da pubblico e critica) viene esposta attraverso i volti e le azioni di un impeccabile e misurato Dirk Bogarde, nei panni dell’ex SS, e della più pacata e introversa Charlotte Rampling, la protagonista femminile vittima di un doppio internamento; il primo all’interno del campo di concentramento, il secondo, invece, di natura domestica.

La regia dell’autrice classe ’33 è singolare; è presente ma mai ingombrante, non si fa sentire troppo; in compenso, però, in un certo senso rispecchia l’intera atmosfera del film, è opprimente quasi. Per tutti i 122 minuti, infatti, allo spettatore non è mai concesso alcun respiro. Con maestria ed eleganza la Cavani ci mostra ciò che vuol mostrarci, e lo fa con inquadrature chiuse, soffocanti, strette. Poi con i flashbacks dei due protagonisti, lo squallore degli ambienti, e la generale malattia della situazione bellica, noi spettatori veniamo costantemente presi a ginocchiate nello stomaco; insomma, non abbiamo scampo!

A proposito dei flashbacks, i colori freddi, glaciali, nauseati dei ricordi del campo di sterminio si scontrano con quelli con quelli del presente narrato, a tratti più dolci, a tratti giocati su chiaroscuri. Le luci di taglio e i semi controluce di Contini (il direttore della fotografia) scolpiscono i personaggi come fossero in un quadro del Merisi.

A livello tecnico, però, il plauso più grande tocca farlo al montaggio. La serrata narrazione che intreccia ricordi e presente, i lunghi momenti morti tenuti instancabilmente in vita dalla creazione un’inspiegabile suspense, l’assenza di buchi narrativi; insomma, tutto ciò prende forma alla moviola. Il taglia e cuci del più grande sarto del cinema italiano Franco ‘Kim’ Arcalli (anch’egli troppo dimenticato), il suo montaggio così moderno, così alternativo, così fluido rende il film così (tecnicamente) attuale che nessun fotogramma sembra essere invecchiato. Il Portiere di Notte potrebbe tranquillamente uscire oggi, nel 2022, così com’è, come se nulla fosse, scatenando le stesse critiche, gli stessi attacchi, le stesse congiure del 1974; perché, in fin dei conti: non esiste più equilibrio storico, privato, culturale e sociale.


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