Words and Pictures con Juliette Binoche e Clive Owen

Di , scritto il 15 Novembre 2014

WORDS_AND_PICTURES_gIl regista australiano Fred Schepisi ci racconta Words and Pictures, parole e immagini, con Juliette Binoche e Clive Owen. Di lui possiamo ripescare nella memoria La Casa Russia del 1980, tratto da un romanzo di Le Carrè e, più vicino nel tempo, 6 Gradi di Separazione del 1993 con un acerbo Will Smith. Altro di particolare non viene in mente e forse anche Words and Pictures non aggiungerà molti meriti alla fama del regista in questione. Si tratta di una commediola romantica, anzi sentimentale, con qualche retrogusto di sottotrama letteraria, ambiziosa e a tratti leziosa. E nulla più. Quindi perché andare al cinema a vedere questo film del regista australiano Fred Schepisi? Primo perché piove –e tralasciamo il detto che aggiungerebbe ‘governo ladro’, che è come sparare sulla croce rossa…-. Secondo perché ci sono due interpreti deliziosi che offrono davvero il meglio di sé, con fresca e naturale leggerezza. Clive Owen è Jack, un insegnante di letteratura, poeta in crisi creativa, alcolista. Juliette Binoche è Dina, pittrice di successo, frenata nella sua arte da una terribile artrite reumatoide, si ritrova a insegnare arte nello stesso college di Jack. Lui è parola. Lei è immagine. Entrambi un po’ sfigati. Si stuzzicano, si pizzicano e, come si può immaginare, alla fine si ritrovano a letto, sebbene restino fermi nelle loro posizioni contrastanti nella prevalenza della parola sull’impatto dell’immagine e viceversa. In buona fine se Schepisi non avesse avuto la chance di dirigere Owen e la sempre meravigliosa Binoche, il film sarebbe davvero risultato un po’ scontato. I due attori lo elevano e offrono quasi due ore di un certo gradimento, anche un pochetto divertito –ma non troppo-. A titolo di cronaca, i quadri che si vedono nel film sono pressocchè tutti opera della Binoche che scopriamo, piacevolmente ammirati, anche in un lato artistico meno conosciuto. Le sequenze di lei all’opera tra spatole (e… carrello) sono tra le poche degne di nota.

Dario Arpaio

 



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