Gli abbracci spezzati di Almodovar, atto d’amore per il cinema

Di , scritto il 10 Novembre 2009

CARTEL 01Arriva finalmente in Italia, questo venerdì 13 novembre, il nuovo film di Pedro Almodovar e siamo sicuri che al geniale regista spagnolo verranno tributati successo e attenzione sia da parte della critica sia per quanto riguarda il pubblico italiano, da sempre innamorato di questo cineasta.

Capita spesso, nella carriera dei registi più prolifici e importanti, di arrivare a un certo punto in cui si gira il proprio, personale film di riflessione sulla macchina cinema e Almodovar ha deciso di farlo, paradossalmente, attraverso gli occhi di un cieco.

La trama de Gli abbracci spezzati è risaputa ed è stata in parte dettata da un trauma reale vissuto dall’autore, che ha passato parecchi mesi in preda a fortissime emicranie che lo hanno lasciato parzialmente fotosensibile, da qui l’intenso periodo di scrittura che ha poi portato a girare l’ennesimo gioiellino.

In un incidente d’auto avvenuto quattordici anni prima, lo sceneggiatore Harry Caine ha perso la vista e la donna amata, Lena. Da allora la sua vita non è stata più la stessa, nonostante l’aiuto economico e morale della sua amica e direttrice di produzione Judit García, e sono in pochi a conoscere la sua storia e la sua vera identità.
Poi, una notte, Harry decide di raccontare la sua storia al figlio di Judit, Diego, che verrà così a conoscenza dell’universo di Mateo Blanco, Lena, Judit e Ernesto Martel, fatta di “amour fou” e dominata da fatalità, gelosia, tradimenti, abuso di potere e sensi di colpa.

E per rappresentare al meglio questa personale riflessione sul cinema e sui suoi meccanismi a volte anche molto spietati, Almodovar è ricorso nuovamente a quella che sembra essere sempre di più la sua Musa, una Penelope Cruz anche lei amatissima in Italia, in compagnia della quale ha recentemente presentato Gli abbracci spezzati a Roma.

Immancabili, ovviamente, le polemiche, questa volta suscitate da una intervista rilasciata a un quotidiano spagnolo nella quale il regista definisce la croce, anche in relazione agli ultimi accadimenti a Strasburgo, niente più che una icona pop, e Almodovar ci ha comunque abituati anche a questo  e ci auguriamo che chiunque riesca a separare il personaggio dalla sua opera.

Resta ora, come sempre, il film e solo il film, oltre due ore di cinema che arriva in Italia sull’onda di recensioni non entusiastiche provenienti dalla Spagna, da questo venerdì vedremo come verrà accolto dalle nostre parti.

E a voi piacciono i film di Almodovar? Andrete a vedere anche questo? Quale, secondo voi, il momento più alto della sua carriera?


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