Oscar 2020: il trionfo di “Parasite”

Di , scritto il 10 Febbraio 2020

A sorpresa ha vinto ben quattro statuette (miglior film, miglior film straniero, miglior regia e miglior sceneggiatura originale) la pellicola Parasite del sudcoreano Bong Joon-ho, già insignita della Palma d’oro a Cannes. Si tratta realmente di un Oscar storico poiché in 92 anni è la prima volta che un film in lingua non inglese conquista il riconoscimento più importante degli Academy Awards.

Il film è difficilmente classificabile: si tratta di un thriller ma anche di una commedia, con alcuni elementi drammatici. Nell’insieme risulta vivace e dinamico, pieno di colpi di scena e di momenti spiazzanti. La storia è ambientata ai giorni nostri nella Corea del Sud e inizia presentando i quattro membri della famiglia Kim: padre, madre, figlio e figlia. Tutti e quattro non lavorano regolarmente ma solo con occupazioni occasionali e mal retribuite. Vivono insieme in un umido seminterrato di un quartiere povero, la cui unica vista sull’esterno è data da una finestra all’altezza della strada. A un certo punto il figlio trova lavoro come insegnante d’inglese presso una ricca famiglia, che vive in una villa di lusso in un quartiere prestigioso su una collina, e ha un vasto giardino. In questa dimora vive la famiglia Park, anch’essa composta da quattro membri, più la domestica. I signori Park sono ingenui e il ragazzo riesce a fare in modo che anche gli altri suoi familiari (senza dire di essere tali) inizino a lavorare per la ricca famiglia. Quando i Park partono per il campeggio i Kim si trovano quindi liberi di fare quel che vogliono nella villa. Ma poi succedono una serie di imprevisti (che tralasciamo per non spoilerare).

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