Incanto del Re della Terra Selvaggia

Di , scritto il 10 Febbraio 2013

Il cinema riesce a volte, all’improvviso, inaspettatamente, a rinverdire l’incanto della sua magia, quella primitiva, arrivando a emozionare, magari con immagini toccanti, o con trame esili, ma sature di sfumature alle quali poi si ritorna con la mente e con il cuore.

Benh Zeitlin, giovanissimo e apprezzato autore di corti, è stato capace di trasformare una pièce teatrale, Juicy and< Delicious, in un’opera filmica stupefacente per la semplice qualità della trama nel suo magico candore. Ed ecco il Re della Terra Selvaggia, ovvero Beasts of Southern Wild (più efficace il titolo originale) che è il suo primo lungometraggio, presentato con successo in tutti i più importanti festival, conquistando addirittura 4 nomination per l’Oscar: Miglior Film, Regia, Sceneggiatura non Originale e Miglior Attrice Protagonista per l’incredibile piccola Quvenzhanè Wallis, che, all’epoca delle riprese, aveva solo sei anni.

E’ lei, Hushpuppy, il perno intorno a cui ruota e si svolge tutto il film. Lei che ascolta il cuore della vita pulsare in tutti gli esseri viventi. Lei che è capace di declinare il senso dell’Universo attraverso il suo acuto piccolo sguardo sul mito nel senso della storia della sua piccola comunità. Vive con pochi cocciuti e pittoreschi amici in uno spicchio di terra, un angolo desolato e selvaggio, dove l’acqua e il rischio di uragani comandano i giorni. La città lontana vorrebbe farli suoi, fagocitandone l’anelito libertario, ma gli abitanti delle terre selvagge non intendono piegarsi, guidati proprio dal padre di Hushpuppy. Vogliono restare lì dove hanno scelto di vivere con ciò che di buono o di cattivo, addirittura malvagio, può venire dalla terra e dall’acqua.

Hushpuppy, nel volgere dei giorni, impara la ribellione, ma anche che ogni più piccola forma di vita possiede in sé il mistero dell’universo, dove tutto è parte di tutto, e ogni evento ne conduce inevitabilmente altri. Scopre che ogni vita si evolve e scompare in un suo proprio linguaggio, ripresentandosi poi in altre forme senza cessare mai di esistere. Impara il dolore, quando scopre che il padre è malato e sta per morire. E’ lui stesso a volerla forte al di là delle lacrime. Ma Hushpuppy è solo una bambina, non vuole accettare la morte del suo unico genitore, anche se ne saprà forse comprendere il senso ultimo. Il suo piccolo mondo è un compendio perfetto di eventi grandi e piccoli, di meraviglie e di sofferenze. E’ la Natura a comandare i cicli della vita, da lei tutto origina e a lei tutto torna. Hushpuppy e i suoi amici resteranno, alla fine, liberi di vivere la loro esistenza nelle loro terre, seppure selvagge.

Zeitlin racconta la piccola storia con fare leggero, senza mai scadere nel banale, riuscendo a incantare in ogni sequenza, e ad ammonirci anche, con un garbato senso di sfiducia nel progresso, attraverso un monito intorno alle conseguenze che porterà se sregolato. La Natura presenta sempre il conto.

La piccola Quvenzhanè Wallis forse non vincerà l’Oscar per il quale è nominata, anche se Obama è rimasto incantato dalla sua incredibile spontaneità. Certo il Re della Terra Selvaggia resterà come il film più premiato del 2012. Ovunque ha davvero mietuto un entusiasmo che vanta pochi precedenti.

Dario Arpaio

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2 commenti su “Incanto del Re della Terra Selvaggia”
  1. marisa panci ha detto:

    Ho visto il film questa sera e pur avendo letto la trama prima di andare a vederlo sono rimasta profondamente turbata e sbigottita, non avendo capito subito il senso del film. La durezza dell’esistenza dei protagonisti non sembra reale in un mondo che vive nell’orgia di un consumismo irrazionale ma la riflessione che suscita, grazie alla durezza delle immagini e alla spontaneità degli attori , è straordinaria. La voglia di parlarne è immediata tanto che in un piccolo gruppo di spettatori ci siamo confrontati e ciascuno di noi ha espresso le proprie osservazioni. Ci ha colpito la sensibilità e la naturalezza della bambina nel vivere il suo rapporto con gli animali e l’ambiente che la circonda ,l’affetto che esprime nei confronti del padre e degli amici della comunità le sue osservazioni addirittura filosofiche sull’universo e sull’appartenenza al medesimo di ogni piccola parte del pianeta che tutto unisce e tutto distrugge anche se solo una piccola parte viene a mancare. Da ciò la riflessione sui danni che la civiltà moderna sta provocando con il cosidetto effimero e mal distribuito progresso, tanto che la piccola comunità rifiuta qualsiasi soccorso e cura dagli abitanti delle terre asciutte al di là della parete divisoria che divide le due realtà e preferisce ritornare a vivere ed a morire nella maniera semplice, disagiata in cui è vissuta e vuole continuare a vivere. Forti sono i sentimenti di amicizia d’affetto e di solidarietà che uniscono gli abitalti della terra selvaggia sentimenti che stanno scomparendo nella società del benessere. Lodevole, azzardato e anche profetico. Lo dovrebbero vedere tanti riflettendo su quello che possiamo ancora fare per salvare il nostro pianeta e il nostro lato umano in via d’estinzione. Marisa

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