Tutti a cena da Soul Kitchen

Di , scritto il 09 Gennaio 2010

Ancora una volta Fatih Akin, il govane regista turco di Amburgo, stupisce e incanta. Dopo i successi de La sposa turca, Orso d’Oro alla Berlinale del 2004 e del dolente magnifico Ai confini del paradiso, Palma d’Oro a Cannes nel 2006, con una commedia speziata leggera questo regista non ancora quarantenne e già così affermato ci regala un’ora e mezza di soul kitchen.

Lasciami dormire tutta la notte nella tua cucina dell’anima, cantava Jim Morrison e un po’ il protagonista di Soul Kitchen, appunto il titolo del nuovo film di Akin, gli assomiglia.

Lo Zino del film è Adam Bousdoukos, anche lui immigrato in Amburgo, come l’amico regista. Adam è stato il proprietario della vera Taverna Greca, luogo per così dire dell’anima, amato da Fatih Akin alla quale si è ispirato volendo raccontarne i segni in un progetto da tempo inseguito, poi così ben realizzato e pur premiato dalla critica a Venezia 2009 con il Leone d’Argento.

Tutto ruota intorno a un magazzino dei vecchi quartieri industriali di Amburgo trasformato in un ristorante comunque squinternato come è il suo proprietario e come sono tutti gli altri personaggi che entrano ed escono dalla cucina dell’anima in un ritmo intenso, reso ancora più appetito dalle ricette di uno chef matto, di grande talento e dal coltello veloce.

Ma la vera protagonista di questa gradevolissima commedia è la musica, come afferma lo stesso Fatih Akin. Sul set ha sempre lavorato sulle note della colonna sonora ascoltata, vissuta  da tutti passando tra Sam Cooke, Quincy Jones, Ruth Brown, Kool & the Gang per citare solo alcuni dei nomi pù famosi che danno vita a una traccia che canta r&b, soul, funky fino alle musiche popolari greche. E i personaggi vivono nella sceneggiatura scritta dallo stesso Akin superando ogni ostacolo della vita, vincendo ogni malignità, come si conviene alla fine in ogni commedia che si rispetti. Inutile voler cercare altre vie.

C’è sempre stato un posto dal quale non si sarebbe mai voluto andare via, anche se poi di guai e di pasticci ne succedevano sempre. Questo è il Soul Kitchen di Fatih Akin che ci invita a entrare anche per gustare un dolce ‘proibito’ che lo chef matto del film battezzerà ‘la schiuma di Venere’. Vedrete voi cosa combinerà un ingrediente misterioso, una certa corteccia proveniente dall’Ecuador (o dal Paraguay) …

Dario Arpaio


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