Un sapore di ruggine e ossa – recensione

Di , scritto il 08 Ottobre 2012

locandinaL’uomo arriva da lontano. Cammina con lo sguardo assente per le strade di Parigi. Pochi passi dietro di lui lo segue il figlio di cinque anni. Hanno solo i vestiti che indossano e tanta fame. Salgono su un treno diretto in Costa Azzurra. L’uomo rovista tra gli avanzi lasciati dai passeggeri. Mangiucchiano qualcosa e non conoscono il loro futuro. L’uomo non può immaginare che, all’arrivo, incontrerà una donna e forse il destino offrirà a entrambi una seconda via, al di là della disperazione e dell’abbandono.

Con il film Un sapore di ruggine e ossa, Jacques Audiard, ancora una volta, dopo il potente racconto della metamorfosi del protagonista de Il Profeta, torna a scavare tra le vite disperate di chi poco o nulla ha avuto in sorte se non la beffa di un’esistenza trascinata al limite.

L’uomo troverà lavoro come buttafuori in una discoteca. Ed è lì che incontrerà per la prima volta la donna. Lei lavora in un parco acquatico. Addestra le orche e vive disordinatamente la sua vita sentimentale. Non sa ancora che, proprio durante uno spettacolo, le sue adorate orche causeranno un incidente che le procurerà la perdita delle gambe. La donna cadrà in una profonda depressione fino a che si lascerà trascinare dalla vitalità dell’uomo nel suo ostinato istinto di sopravvivenza. Rinascerà in un amplesso che andrà oltre il senso del risveglio del corpo così martoriato.

Un sapore di ruggine e ossa è una storia d’amore senza amore, drammatica quanto romantica, una favola intrisa di tenerezze e di realtà crude, violente, come gli incontri di strada dove l’uomo sfoga tutta la sua rabbia di vita per sopravvivere a se stesso.

Audiard ha mano ferma nel raccontare con la sua macchina da presa. Centellina dialoghi asciutti, diretti e senza fronzoli. Lascia piuttosto agli sguardi, ai silenzi il compito della narrazione. Pochi altri registi hanno la sua capacità di riuscire ad avvincere lo spettatore, trascinandolo nelle storie dei giorni di protagonisti che non hanno un domani, ma restano lì, come sospesi nella vita.

Superba Marion Cotillard, bellissima e forte in un ruolo assai difficile, che fa suo senza mai cadere nel patetico. Altrettanto il belga Matthias Schoenaerts, attore di teatro, scovato dal regista quasi per caso. Audiard aveva a lungo frequentato incontri di strada e fight club alla ricerca dell’uomo giusto, per poi arrivare invece a scegliere un attore vero che insieme alla sua partner ha saputo dare il meglio di sé in questo film tratto dal romanzo Ruggine e ossa di Craig Davidson, dove la ruggine della vita si può spazzare con la forza dell’umanità, anche quando questa viene ferita e ferita ancora, fino all’estremo limite.

Dario Arpaio

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1 commento su “Un sapore di ruggine e ossa – recensione”
  1. […] Ewa Cybulski (Marion Cotillard) arriva negli USA con la sorella, Magda, per cercare di costruirsi una nuova vita. La donna si […]


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