L’Oscar è una torta!

Di , scritto il 04 Febbraio 2009

gala-delle-nominations.jpgA ben contare, gli ospiti sono circa 140 sparpagliati tra i tavoli del Beverly Hilton Hotel. Questa noiosa cena è la prassi, la prova generale per la festa di zio Oscar come lo identificò miss Margaret Herrick, impiegata dell’Academy diventata famosa per la battuta che cambiò per sempre il nome dell’Academy Award of Merit in quello del parente stretto. Torniamo tra i tavoli. I camerieri servono manzo con contorno di  sapori mediterranei (visto che non abbiamo nessun film in concorso almeno gli abbiamo mandato un po’ di capperi di Lipari…). I divi apprezzano. Si scambiano sorrisi e ognuno di loro probabilmente pensa male del proprio vicino. Tra tante facce nuove e non, come sempre, si partecipa al gioco di ruolo per la celebrità, alla fiera della vanità ma non solo, anche per la storia del cinema e, soprattutto, per il dannato quattrino. Certo è indescrivibile, irrefrenabile, incontenibile la gioia che esploderà sui visi di qualcuno di questi personaggi noti e meno noti. Chi sarà il più bravo? Esiste un più bravo? Sean Penn? Brad Pitt? Oppure, come ha ricordato il mio amico John, la statuetta è come fosse già tra le mani di Mickey Rourke redivivo? Che dire poi delle ragazze. Che bella la Hathaway! E la Cruz!  E’ appena arrivata dalla Spagna dove ha vinto il Goya, una specie di zio andaluso di quello americano. Certo che la Winslett ne ha fatta di strada da quando ha sposato il regista di Revolutionary Road. Immancabile Meryl Streep non perde un colpo dai tempi della nomination ottenuta con Il Cacciatore (1978). Insomma, c’è sempre! Brava, eclettica, grande personalità d’attrice, anzi di più. Anche Angelina Jolie & marito se la cavano alla grande in questo periodo. Non sbagliano un colpo. Forse però Hollywood si è fatta l’idea che Brad Pitt sia solo un sex symbol amico di George e si dedichi troppo, come lui, a tante faccende che con il cinema han poco a che spartire. Si sa, Hollywood è soprattutto pettegolezzo e potere. Chi non ha quest’ultimo si dedica anima e corpo al primo. Un po’ come a Roma antica, anche se oggi ben poco è cambiato. A  ben vedere pure la politica di oggi pare un reality dove l’unico a rimetterci è il Nostro Paese… E poi, chi sarà Simona Ventura?… Comunque la notte del 22 al Kodak Theater è vicina. I tempi si accorciano.. Senza dubbio abbiamo visto film belli, bellissimi e anche di più. Che dire di Wall-E, stupenda apologia della solitudine e dell’amore della vita, della fedeltà sopra ogni limite, oltre ogni (ecologico) orizzonte. Il primo tempo è un autentico capolavoro. Forse trionferà proprio Bollywood grazie a quel punk di Danny Boyle che ha fatto lavorare i ragazzini degli slum i quali, poi divertiti, hanno ripreso la via delle baracche pieni di gioia e senza money in tasca (almeno così si dice in giro…). Da noi in Italia circola la copia doppiata con uno strafalcione nella traduzione dei dialoghi (speriamo non voluto). Quando irrompono i cattivi per fare opera di ‘bonifica’ con strage nella bidonville dove vive il protagonista, beh, questi vengono identificati con un ‘aiuto aiuto , arrivano i musulmani!’, mentre sono proprio loro le vittime. Sono i reietti della minoranza musulmana che subiscono le angherie e il fuoco scatenato dai fondamentalisti indù, non viceversa! Non si è ancora compreso che il fondamentalismo è marcio in tutti i colori, sia esso cristiano, ebraico, indù o musulmano?… In ogni caso tutti stanno pronunciando elogi e lodi a Slumdog Millionaire che ha già ricevuto l’award dalle potenti associazioni dei produttori (PGA) degli attori (SGA che, tra l’altro, ha premiato Penn e Streep come migliori attori). Questi passi, in genere, preludono all’assegnazione dell’Oscar vero e proprio. Il film Millionaire è davvero avvincente, la regia è perfetta, sinfonica, suscita grande emozione, commozione, partecipazione alla povertà (tanto i miserabili restano là sullo schermo e io me ne vado a cena fuori a masticare un po’ di slowfood… Facciamo tutti un po’ così, nevvero?). Chissà cosa direbbe il pubblico in sala se si potessero sentire anche gli odori di quella miseria a colori. Bah, forse è meglio dare altro corso allo sproloquio, alle parole in semi-libertà… I nostri divi sono ancora lì, la cena è finita. Le limousine arrivano. Una dopo l’altra. Un ultimo sorriso ai fan e ai flash e via. Zio Oscar, quello vero, non tarderà a venire. Questa sera al Beverly Hilton Hotel c’era solo una copia a forma di torta e tutti ci hanno inzuppato sogni, cucchiaini e speranze.

 

Dario Arpaio


4 commenti su “L’Oscar è una torta!”
  1. giuseppe ha detto:

    da un certo punto di vista è giusto quello che dici dario ma la sfilata di moda non centra con il cinema.il voler a tutti i costi premiare qualcuno è una forzatura..giusto porta soldi ma non per questo,un evento del genere,può avere la mia approvazione…chi davvero è appassionato di cinema non ha bisogno di vedere questa vetrina…poi ci mancherebbe è una mia personale opinione…rimpiango i tempi passati quando lo scopo di un artista non era solo quello di far soldi ma far soldi si ma arrivandoci tramite un lavoro sopraffino e sopratutto mettendoci anima e corpo nel lavoro..invece adesso questo mi sembra sia andato perso ci sono troppi interessi e sempre meno talenti..programmi che parlano di angelina e brad di lui che usa la cremina!!di come si veste questa attrice piuttosto che un altra..secondo me si sta andando sempre più verso il fondo…troisi è morto perchè ,piuttosto che farsi operare e quindi dover interrompere le riprese ,ha continuato portando a termine il postino.magari sto divagando però sento in questo mondo troppo business e poca passione…

  2. Dario Arpaio ha detto:

    ciao giuseppe, grazie per le tue riflessioni, ma, permettimi, non dobbiamo mai dimenticare che il cinema è business, è far soldi per fare altri soldi, come ben sapevano talenti e geni quali Hitchcok o Chaplin o De Sica (quello vero, non il buffone natalizio). Dietro la poesia di un’emozione c’è sempre un dollaro, quindi la vetrina è necessaria proprio per potere fare arte, quella vera. e se poi emergono anche tante porcheriole banali… ben vengano! ci fanno apprezzare ancora di più pellicole come ‘lasciami entrare’, o cineasti come gus van sant,o interpreti come de niro il quale oggi si è proprio dimenticato come si fà arte a scapito di una recitazione che fu grande e or non è più …

  3. giuseppe ha detto:

    ciao dario..”la fiera della vanità” giusto ed è quello che penso di questa buffonata che si svolge ogni anno…mi viene da fare un paragone con un altra buffonata stavolta nostrana il festival di sanremo.una gara musicale? a parte il fatto che la musica di sanremo non dovrebbe chiamarsi musica,in oltre non si può stabilire cosè meglio o cosè peggio perchè ognuno di noi ha delle reazioni diverse e gusti diversi.la stessa cosa vale x il cinema…ciao dario e complimenti per il tuo modo di scrivere..sempre alla grande…

  4. paola ha detto:

    Beh, dario, quasi mi è sembrato di esser lì, al Beverly Hilton Hotel. Ho visto l’eleganza ostentata, i magnifici sorrisi di convenienza che nascondono abilmente tensioni aspettative malignità pettegolezzi. Ho sentito le voci e la confusione discreta e disciplinata, ho colto anche i profumi…le tue parole hanno saputo fare così tanto.
    Un quadretto piccolo borghese alla Bunuel che, come certi film, nasconde o descrive una realtà secondo un’angolazione o uno spaccato che forse sempre realtà non è, che anzi a volte riesce a stravolgerla, a scambiare le parti, a rovesciare la realtà stessa.Forse proprio per mostrarcela come la vorrebbe vedere una parte del pubblico…
    Comunque io ho apprezzato la Winslett e la sua interpretazione, soprattutto la storia di questo personaggio forte e fragile allo stesso tempo, che vuole strappare dallo schema appunto piccolo borghese in cui si trova suo malgrado a vivere (almeno era tutto il contrario della bella fiaba del Titanic…il suo seguito amaro???)

    Bravo, dario! paola


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