la recensione di Dario Arpaio: Mad Max Fury Road

Di , scritto il 16 Maggio 2015

AIl suo vero nome è Max Rockatansky, ma tutti o quasi, lo chiamano Mad. Negli anni ’70 lo avevamo conosciuto al volante di una Ford Falcon XB Sedan modificata e rombante. Nel primo episodio del 1979, correva per vendicare la morte di moglie e figlia trucidate per mano di teppisti, proprio quelli che lui, poliziotto, doveva controllare. Dopo il fortunato esordio con Interceptor (Mad Max) il regista George Miller, padre dell’ormai seguitissimo personaggio, ha firmato altri due episodi: Interceptor – Il guerriero della strada (1981) e successivamente Inteceptor – Oltre la sfera del tuono (1985), forse il meno interessante dei tre. Mad Max comunque è diventato un personaggio amato e molto seguito. Sono diventate un cult le sue corse sulla 8 cilindri, le sue lotte tra scenari post-apocalittici che hanno segnato la carriera di Miller e non solo. Il regista australiano ha portato al successo l’allora sconosciuto Mel Gibson nei panni di Mad Max e ancora, nella sua fortunata vita di regista e produttore ha lanciato anche attrici del calibro di Nicole Kidman e ottenuto successi con film amati dal pubblico dei più piccini come Happy Feet, la storia animata dei pinguini che gli è valsa l’Oscar nella categoria Miglior Film d’Animazione nel 2006. Altri suoi successi da menzionare sono Le Streghe di Eastwick con il diabolico Jack Nicholson e il drammatico L’Olio di Lorenzo, suoi anche i due titoli aventi protagonista il maialino Babe.B

Ma il primo amore non si scorda e dopo quasi trentanni ecco il settantenne Miller di nuovo alle prese con il suo Mad Max. Non più con Mel Gibson protagonista, che pure ha dato la sua benedizione al progetto, bensì con l’astro nascente Tom Hardy, reduce dalla recente strepitosa interpretazione in Locke. Al suo fianco una ‘Furiosa’, di nome e di fatto, Charlize Theron. Il nuovo episodio Mad Max – Fury Road è giunto nelle sale, quasi in contemporanea con la applaudita presentazione al festival di Cannes dove la Theron ha incantato il red carpet con il suo fascino.

In Fury Road compare nuovamente, almeno in apertura, la V8, in affettuoso omaggio al modello del primo episodio, surclassata però da più di 150 mezzi speciali creati per l’occasione di quest’ultimo, dove si racconta la disperata corsa di una megacisterna corazzata, in un inseguimento senza fine, con sequenze mozzafiato, adrenalina pura, senza un attimo di respiro, avvincenti e spettacolari come raramente si è visto sullo schermo. Le nuove tecnologie hanno consentito a Miller di girare scene fino a qualche anno fa impensabili per non dire irrealizzabili. Ci sono voluti centinaia di artisti per creare gli scenari apocalittici nel deserto della Namibia e più di 3000 storyboards. E se Miller nel primo episodio aveva potuto avvalersi di un budget ridotto all’osso, in Fury Road ha potuto contare su oltre 100 milioni di dollari, sebbene la Warner avesse espresso anche qualche perplessità iniziale.

Il Mad Max di Hardy non insegue più la vendetta. E’ un reietto che cerca solo di sopravvivere alla giornata in un universo dove l’acqua e la benzina sono monete di scambio ineluttabili e dove domina incontrastato Immortan Joe, una sorta di re padrone di ogni risorsa, chiuso nella sua roccafore di pietra, unico a potere elargire i beni primari al suo regno di storpi e lebbrosi. Max viene subito catturato e destinato a rifornire di sangue pulito gli scherani dell’orrido monarca che non può immaginare come proprio la sua imperatrice Furiosa progetti la fuga per sé e per le fanciulle destinate alla riproduzione. Mad Max si ritroverà, quasi suo malgrado, a combattere al fianco della splendida regina. Insieme dovranno fronteggare la rabbia furibonda del padrone il quale non ha nessuna intenzione di perdere i suoi ‘beni’, costi quello che costi.

C

Tom Hardy è magnifico nella sua perfomance densa di ironia e Charlize Theron è bella più che mai, nonostante la protesi a un braccio e il grasso sul volto. Entrambi offrono sublime sostanza al nuovo film che diverte come un indimenticabile concerto di rock fantascientifico firmato da un indomabile inarrestabile sorprendente George Miller.

Dario Arpaio

 

 



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