la recensione di Dario Arpaio: Non essere cattivo

Di , scritto il 14 Settembre 2015

1De Andrè cantava i quartieri della città vecchia dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi, chè ha già troppi impegni per scaldare gente d’altri paraggi. Non essere cattivo, il film postumo di Claudio Caligari, ambienta il suo cinema ‘contro natura’ nella Ostia degli anni ’90 che pare tutta lì, nei versi del grande poeta cantautore genovese.

Caligari si è spento per un brutto male prima di aver concluso il montaggio del suo terzo raffinatissimo film. Non c’erano i soldi per terminare l’opera, quelli che, se non si è parte del grande carro, possono diventare un ostacolo insormontabile. Mastandrea, sincero amico di Caligari, se ne è fatto carico andando a bussare a più porte, inventandosi anche una accorata lettera aperta a Martin Scorsese –tanto ammirato da Caligari-. Alla fine il film si è fatto grazie al sostegno di amici e colleghi. Lo abbiamo visto fuori concorso a Venezia 72 dove ha ottenuto un larghissimo commosso consenso di critica e di pubblico. E ora siamo qui a parlarne sottolineando i meriti del regista che abbiamo applaudito fin dal 1983, l’anno dell’Amore Tossico e poi ancora nel 1998 nell’Odore della Notte.

Non essere cattivo torna nella città del primo film di Caligari e ci (sor)prende, ancora una volta, prigionieri del suo cinema, del suo vibrare contro la natura del cinema imperante, quello patinato, quello dei salotti bene o quello del botteghino a tutti i costi.

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Non essere cattivo racconta dell’amicizia profonda vissuta drammaticamente da Cesare (lo straordinario Luca Marinelli) e Vittorio (Alessandro Borghi). Crescono insieme nella borgata dove la norma sono gli espedienti, i piccoli furti e lo spaccio. Per loro la strada è la via dove prendere ciò di cui c’è bisogno e anche di più per sopravvivere a un futuro che non c’è. La via adulta di Cesare e Vittorio è fatta di droghe sintetiche, quelle che logorano inesorabilmente creando l’illusione di essere pronti a tutto. Vivono una realtà acida che non è più quella ingenua e balorda dei ragazzi di Pasolini. Non è nemmeno la notte di Taxi Driver. Ha i caratteri del circolo vizioso da cui non si scappa. La fotografia livida di Maurizio Calvesi esalta crudamente le allucinazioni, sfogliando i primissimi piani dei volti. Lascia un segno nell’anima dello spettatore. Caligari ci rende partecipi della vicenda dei due ragazzi senza che si possano condannare o ammirare. Semplicemente la racconta com’è, in ogni maledetto giorno fino al tentativo di rinascita di Vittorio. Fino alla grottesca tragica fine di Cesare in un crescendo drammaturgico che colpisce al petto come un cazzotto, e commuove. Caligari non tralascia neppure di farci sorridere della balordaggine di questo o quel personaggio e una energia forte, vitale, percorre tutto il film, pur attraversando il lato oscuro di un sistema che pare implodere su se stesso. I protagonisti tentano caparbiamente la via del riscatto, a torto o a ragione, ma la redenzione non è per tutti.

Ammirevoli tutti gli attori del cast, in particolare i già citati Luca Marinelli e Alessandro Borghi. Non da meno Silvia D’Amico e Roberta Mattei.

Non essere cattivo è un film magnificamente ruvido; sarebbe piaciuto a Pier Paolo Pasolini, a Marco Ferreri e a tutti coloro che vanno alla ricerca di un cinema vero, vitale, essenziale, ‘contro natura’.

Non essere cattivo ha ricevuto la menzione speciale del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici.

Dario Arpaio

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