la recensione di Dario Arpaio: Il Ponte di Sarajevo

Di , scritto il 10 Luglio 2015

ilponteVa ricordato come in questi giorni, esattamente l’11 luglio, ricorra il ventennale del terribile eccidio di Srebenica, uno degli eventi più tragici e dolorosi del ‘900, la strage compiuta dalle truppe del generale Mladic, perpetrata, tra l’altro, in una città protetta dalle truppe Onu, di fronte alla quale l’Occidente è rimasto muto, salvo esprimere qualche frase di cordoglio a posteriori, senza mai riuscire a punire tutti i colpevoli. Per non dire di Putin che ha posto il veto acchè quei fatti sanguinosi non vengano classificati come genocidio, considerandoli solo uno spiacevole episodio di guerra, anche se è costato la vita di 10000 civili.

Quella di Bosnia è stata una guerra terribile, a pochi passi da casa nostra, e l’Occidente ha agito tardi e con risultati discutibili. Oggi resta una eco di quei fatti solo negli orfanotrofi che ospitano i tanti innocenti nati dalla violenza bruta.

Sarajevo è stata la città forse più colpita dal conflitto, con un assedio durato 1000 giorni, con 11000 morti e 50000 feriti. Una città che era il simbolo della convivenza multietnica, intorno alla quale, invece, si sono scannate le varie fazioni, perloppiù mietendo vittime tra i civili inermi, armando la mano di criminali assassini. E, soprattutto, va detto come tutte le fazioni si siano arricchite sui cosiddetti aiuti umanitari inviati dall’Occidente.

Il regista Giancarlo Bocchi si è recato più volte a Sarajevo, documentando la tragedia con occhio lucido. Lui, che ha inziato la carriera a fianco di Man Ray, Lawrence Ferlinghetti, Allen Ginsberg, si è poi dedicato alle guerre ‘dimenticate’, alle lotte per i diritti civili, filmando senza sosta in Afghanistan, Birmania, Bosnia, Cecenia, Chiapas, Colombia, Kosovo, Irlanda del Nord, Libia, Libano, Palestina, Sahara occidentale, Somalia, Tajikistan. La sua ultima fatica è il lungometraggio Il Ponte di Sarajevo.

Il docufilm, attraverso la calda voce di Francesco Pannofino, narra dei fatti che precedono la scellerata operazione voluta dal gruppo di pacifisti, Beati i Costruttori di Pace, di don Albino Bizzotto. L’azione dimostrativa ideata da quattro di loro, Luigi Ceccato, don Angelo Cavagna, Pierluigi Ontanetti e Luca Berti, era tesa a richiamare l’attenzione dell’Occidente depositando simbolicamente un mazzo di fiori sul ponte Vrbanja, quello ribattezzato tristemente il ponte della morte, per le tante vittime dei cecchini. Ai quattro si unisce Moreno ‘Gabriele’ Locatelli, un ex frate francescano, lui pure al seguito dei Beati, ma critico sulla scelta di procedere su di un ponte bersaglio dei cecchini dell’una o dell’altra fazione. Moreno decide tuttavia di aggregarsi per portare aiuto all’eventuale compagno ferito, andando contro la decisione presa dagli altri che, di comune accordo, avrebbero lasciato sul terreno chiunque fosse stato colpito. A che scopo inseguire il martirio quando l’obbiettivo primario era quello di portare aiuto alle popolazioni stremate, alimentando la vita e la speranza?

Tra l’altro don Cavagna è stato l’unico a indossare un giubbetto antiproiettile.

Il giorno dell’impresa nessuno ha inteso fermare i cinque. Nessuna organizzazione ha dato garanzie che non avrebbe aperto il fuoco. Il che puntualmente accade. Una prima e una seconda volta. Gli ultimi spari lasciano in terra proprio Moreno, che verrà successivamente raccolto dai soldati, dopo che i suoi stessi compagni erano scappati. Alle 19:30 del 3 ottobre 1993 morirà nell’ospedale militare di Sarajevo.

Bocchi ha indagato a fondo sull’accaduto raccogliendo testimonianze, arrivando a comporre un mosaico che lascia quanto meno perplessi, ponendo quesiti tuttora irrisolti, nonostante le successive tardive indagini da lui stesso sollecitate a vari livelli.

Perché proprio Moreno è stato colpito e da chi? Lui così tanto amato dalla popolazione e soprattutto dai bambini. Oggi sul ponte della morte c’è una targa che lo ricorda e gli verrà dedicato anche un parco.

Il film Il Ponte di Sarajevo narra di quei giorni drammatici con dovizia di particolari, spiegando cosa è stato l’assedio di Sarajevo e come taluni dei protagonisti, in primis l’attuale presidente Izetbegović, siano tuttora sulla cresta dell’onda, mentre altri cosiddetti ‘eroi criminali’ siano stati misteriosamente uccisi, scomparsi forse proprio perché a conoscenza di troppe verità.

Il film inizia con le parole di Moreno ‘Gabriele’ Locatelli: “La verità è fragile, perché continuamente può essere rotta, spezzata, calpestata, dimenticata… tradita”.

 

Il Ponte di Sarajevo di Giancarlo Bocchi è disponibile, unitamente al suo libro. Ha una distribuzione nazionale in libreria ed è reperibile nei maggiori bookstore sul web (Ibs, Amazon) o direttamente sul sito dell’editore  http://www.impfilm.info/IMPDISTRIBUZIONE/HOME.html

Dario Arpaio



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